Come annunciato durante la recente presentazione presso la libreria Iletterati di Frattamaggiore (NA), ecco un nuovo racconto inedito da scaricare gratuitamente.
Titolo: “Voi avete il cielo”
“Voi avete il cielo”, di Diego K. Pierini
Buona lettura!
Come annunciato durante la recente presentazione presso la libreria Iletterati di Frattamaggiore (NA), ecco un nuovo racconto inedito da scaricare gratuitamente.
Titolo: “Voi avete il cielo”
“Voi avete il cielo”, di Diego K. Pierini
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Come ogni venerdì, anche il 12 aprile Alfredo Angelici ed io ci siamo incrociati sulle frequenze di EcoRadio: stavolta oltre a un breve excursus sulle quirinarie, abbiamo parlato di stato naturale & web, di come i nostri equilibri biochimici modificano umore e performance e di…ghost in the machine.
Se poi non avete troppa voglia di accedere a YouTube, potete ascoltarci ogni venerdì dalle frequenze di EcoRadio attorno alle 13:40. E potete anche intervenire in diretta!
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Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, sferza, allarmato, la classe politica italiana: in questi cinquanta giorni di stallo (stallo messicano, per la precisione: se non sapete di cosa stia parlando, fatevi una scorpacciata di western durante il weekend) sarebbe stato polverizzato addirittura l’1% del PIL.
Che a prima vista sembra una porzione risibile, ma che a conti fatti significa cifre con una lunga fila di zeri che per amor di serenità (è primavera, sono arrivate le belle giornate, i passeri cinguettano) evitiamo di calcolare con precisione.
Il punto è che la soluzione esisterebbe, ed è sotto gli occhi di tutti, in primis dei vertici del PD. I quali, tuttavia, hanno le palpebre ben saldate, oppure semplicemente fanno finta di non sapere – e allora avrebbe ragione Beppe Grillo – e di governare non hanno granché voglia, piuttosto sono interessati a occupare posizioni di governo. Concetto ben differente.
L’ex comico genovese – non troppo migliore, a mio avviso: se là si vuole solo occupare posizioni, qui l’obiettivo è il potere assoluto, altrettanto urticante, imho – la ricetta l’avrebbe anche fornita, e per una volta sarei d’accordo con lui (come affermato il giorno 25 febbraio in un mio post su Facebook): un governo targato Movimento 5 Stelle.
Sì, esatto: il miglior percorso per uscire da questa impasse con minor danno possibile sarebbe affidare alla grande novità di questa stagione politica l’incarico di formare un esecutivo. E dirò di più: il PD dovrebbe premere affinché questo venga fatto, con piena convinzione, il prima possibile.
Il PD dovrebbe essere lo sponsor numero uno di un governo pentastellato.
Assurdo? Forse. Ma più probabilmente no.
Caro gotha strategico del PD, se mai mi dovessi leggere, provo a spiegarti per quale motivo dovresti spingere disperatamente affinché l’onere della formazione di un governo sia concesso agli avversari apparentemente ansiosi di farsene carico.
Partiamo con un chiarimento: Grillo non ha deciso di non allearsi con nessuno perché è un sant’uomo e ha monacale rigore morali, o chissà quale viscerale rispetto per gli impegni presi nei confronti dell’elettorato, avendo a più riprese tradito, di fatto, le sue postulazioni etiche (cfr: riunioni segrete senza alcuno streaming, improvvise ridefinizioni della democrazia interna al movimento, ecc.). Grillo ha così deciso perché è intelligente.
Contrariamente a molti strateghi del PD, abbonati alle cantonate, aggiungo.
La ragione è talmente semplice da essere quasi fastidioso doverla specificare: lui sa perfettamente che il M5S, al di là delle sparate propagandistiche, è in minoranza assoluta (alle elezioni si votano le coalizioni), e quindi sa di avere un potere solo negativo. Da avversatore della formazione di un governo, la sua posizione è decisiva, mentre in presenza di un governo effettivo la sua voce in capitolo si ridurrebbe drasticamente al mero numero di parlamentari a disposizione – ovvero, appunto, una minoranza con ben poco potere.
In altre parole, qualunque governo dovesse essere varato, il M5S del suo famigerato votiamo provvedimento per provvedimento non se ne farebbe un bel niente. Grillo questo lo sa. Sa di essere in realtà potenzialmente uno sconfitto. E allora usa l’unica strategia possibile: impedire che il match inizi.
Il problema è che quei polli dei suoi avversari ci cascano in pieno.
Perché – un momento! – io ho detto “qualunque governo”.
Esatto, qualunque: pure un governo a cinque stelle.
Si dà infatti il caso che in italia per legiferare si debba necessariamente passare attraverso il parlamento, in cui – ohibò! – il PD non ha maggioranza relativa, bensì assoluta. Cosa significa questo? Che qualunque governo salga in carica, a fare la linea politica, per contrasto, sarebbe sempre e comunque il PD, il quale avrebbe pieno potere di vita o di morte sull’esecutivo, potendo sfiduciarlo alla Camera in ogni istante contando sulle sue sole forze – o bocciando, comunque, ogni provvedimento legislativo indesiderato. Cosa che Grillo non potrebbe mai fare, con un governo PD.
Ed è per questo che Grillo teme(va) il varo di un governo Bersani, e per lo stesso motivo il PD non dovrebbe assolutamente temere il varo di un governo M5S.
Si sente in giro il classico refrain allarmistico: “Se quelli vanno al governo ci fanno uscire dall’euro”.Peccato che con la minoranza in parlamento, questo non sia possibile.
Un governo M5S, insomma, sarebbe un governo a basso rischio. Non solo. Comporterebbe dei vantaggi non indifferenti. Non a Grillo, ma al PD.
Perché?
Presto detto.
1) Il partito di Bersani & C avrebbe tempo di riorganizzarsi, gestendo di fatto la politica dall’alto della sua maggioranza parlamentare, offrendo al contempo presso il suo elettorato (ma soprattutto presso l’elettorato dubbioso del M5S) un’immagine di responsabilità (il Paese necessita di un governo) e di capacità autocritica e di rinnovamento, rinsaldando al contempo il suo legame colle frange movimentiste della sinistra più calda (vedi una certa ala di SEL e plausibilmente anche molti transfughi in Rivoluzione Civile).
2) Appena insediatosi al governo, il M5S comincerebbe i suoi lavori di riforma. Uno dei primi provvedimenti (promessa fatta all’elettorato, quindi da mantenere, pena l’immediata perdita del consenso) sarebbe la legge sul conflitto d’interessi, che il PD potrebbe votare senza problemi vedendo così messo definitivamente fuori gioco (e senza possibile scacco politico) Silvio Berlusconi, con conseguente disintegrazione del PDL, che senza il Cavaliere pare essere proprio una nube di vapore. Tutti gli altri decreti verrebbero vagliati punto per punto, e sarebbe il PD, di fatto, a scegliere cosa va e cosa non va. Un potere che probabilmente la coalizione di centro sinistra non ha mai realmente avuto, schiacciata o dai numeri insufficienti o dalle pressioni estreme del dover essere al governo. Insomma: verrebbe applicata, del programma pentastellato, solo quella porzione con cui Bersani ha sempre detto di trovarsi sostanzialmente in linea (tra cui tanti provvedimenti che finora il PD si è visto impossibilitato a varare a causa dell’avversione del centrodestra: sarebbe un’occasione unica). Per dire: di certo non usciremmo dall’Euro.
3) Il M5S, insediatosi al governo (per di più con tutto il suo bagaglio di inesperienza), oltre a essere finalmente messo alla prova dei fatti, come tanti invocano, vedrebbe il proprio consenso calare, nel tempo, come è da sempre fisiologico per tutte le formazioni politiche che prendono il potere in Italia (e finora l’alternanza, checché ne dicano gli smemorati elettori del PD, c’è sempre stata, a ogni tornata elettorale: che poi i governi non siano durati, questa è altra storia). Il che vorrebbe dire che salvo un miracoloso miglioramento della condizione della nazione (ma sfido chiunque, in quel caso, ad aver da ridire…), il M5S non guadagnerebbe elettori, ma ne perderebbe. A favore di chi? Del PDL devastato dalla dipartita di Berlusconi (cfr. punto 2)? Certo che no: a favore di un PD responsabile e moderno che ha accettato la sfida dell’innovazione e ha saputo farsi da parte, rimanendo in posizione di semplice garante, per il bene della nazione (tutti frutti da raccogliere alle elezioni successive). E che magari, nel frattempo, ha pure levato dalle scatole (tanto non c’è più Berlusconi!) anche il tumulatore storico della sinistra italiana degli ultimi venti anni: Massimo D’Alema.
4) I rischi in effetti sarebbero praticamente nulli: il M5S, imbrigliato nelle responsabilità e nelle dinamiche istituzionali, sarebbe costretto a cambiare registro, non potrebbe tirarsi indietro, neanche di fronte a una ammissione chiara di appoggio funzionale da parte del PD (altrimenti verrebbe completamente meno alla promessa elettorale di governare), e non potrebbe nuocere (anzi!) più di tanto pena l’immediata sfiducia, possibile dati i numeri garantiti dal porcellum – che, come notato da Pierluigi Battista, in questa situazione non è affatto responsabile dell’ingovernabilità, poiché in un paese spaccato in tre, di fatto, qualunque altra legge, anche una proporzionale, avrebbe prodotto risultati forse ancora più problematici, con la sola esclusione di un doppio turno simile al modello elettorale delle comunali.
Insomma, un governo M5S avrebbe come primo effetto proprio quello di disinnescare il M5S, mettendo al contempo al tappeto l’altro avversario storico, il PDL – in uno stallo messicano, di solito, l’unica via d’uscita è il coup de theatre.
Qualcuno, dentro il PD, dovrebbe prima o poi rendersene conto.
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Nuovo intervento a EcoRadio, sempre in compagnia di Alfredo Angelici all’interno del suo “Lo stato interessante”: stavolta si parla di un argomento complesso e universale, che tocca ogni strato sociale e in qualche modo finisce per raggiungere tutti noi. Si tratta delle relazioni nate sul web, dalle chat ai siti di incontri, passando per le trasformazioni del concetto di copia nell’era dell’interpersonalità 3.0.
Vi ricordo, se mai ce ne fosse bisogno – ce n’è, ce n’è - che il sottoscritto DKP blatera ogni venerdì dalle frequenze di EcoRadio attorno alle 13:40. E potete anche intervenire in diretta!
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Annunciati i nuovi appuntamenti legati a “SubLimen”:
mercoledì 17 aprile, ore 18:30, al “1° Maggio” di Piazza Bellini, Napoli
https://www.facebook.com/groups/401172796640969/
venerdì 19 aprile, ore 18:30, Libreria “I letterati”, Corso V. Emanuele III, Frattamaggiore (NA)
https://www.facebook.com/iletterati.spaziopolifunzionale
venerdì 10 maggio doppio incontro/reading in compagnia di Giuseppe Truini e del suo “E se domani si vive o si muore” + live music a seguire, ore 21:30. Pub Polo Nord, Montopoli di Sabina (RI)
https://www.facebook.com/eufemia.polonord
giovedì 23 maggio, ore TBA, Club 33 Giri, Via Tari 7, Santa Maria Capua Vetere (CE)
https://www.facebook.com/club33giri
VI ASPETTO!
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In genere si chiacchiera amichevolmente, con Alfredo Angelici, circa le più disparate novità del mondo scientifico e hi-tech. La situazione politica odierna, però, impone una riflessione (minimamente) seria sul concetto di democrazia diretta, così come su quello di consenso digitale.
Per questo, Alfredo e il sottoscritto, nella trasmissione del 22 marzo, si sono lanciati in una breve discussione sulla novità principale di questa nuova stagione politica, di questa terza repubblica in via di formazione.
Se avete voglia di ascoltarmi farfugliare di fantascienza, videogiochi, viaggi nello spazio, cultura 3.0, makers & via dicendo, invece, vi consiglio di sintonizzarvi ogni venerdì alle 13:40 circa su EcoRadio – www.ecoradio.it – e godervi il brivido (brrr!) della diretta.
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PARTE PRIMA
PARTE SECONDA
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Visto che mi sto trovando a discuterne in ogni dove, dico brevemente la mia (ovvero: si tratta di un brillante esempio di autosatira) sul chiacchierato video (http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=CZtE05T5p6k) in cui Beppe Grillo introduce un fantomatico software miracoloso con cui si potrebbe…ecco: punto primo.
Cosa faccia il software, esattamente, non si sa. Si capisce che è uno strumento di controllo degli istituti bancari, si intuisce che la popolazione può collaborare, o che comunque i dati giungono dal crowd-sourcing, si intende che questi dati potrebbero portare alla scoperta di frodi, speculazioni, e quindi essere messi direttamente nella disponibilità delle forze dell’ordine.
Grillo (e il suo think tank) conosce bene, forse meglio di chiunque, la comunicazione di massa, e finora MAI ha prodotto un messaggio in cui l’affermazione centrale fosse incomprensibile. Può aver detto bufale, può aver fornito dati sbagliati, ma non ha mai reso impossibile la decifrazione del messaggio. I suoi video, finora, sono stati vincenti proprio perché diretti, sintetici, impattanti. Questo non lo è, perché il cittadino qualunque (uso un termine non a caso), a metà si è completamente perso.
Punto secondo: l’assurdità dei contenuti. Sono state molte, finora, le sparate assurde, e in forte odore di tirannide, dell’ex comico. Tuttavia nessuna così atroce quanto l’idea di un sistema automatizzato in grado di fare da tramite immediato tra “gli ufficiali giudiziari migliori che abbiamo” (la frase è composta in modo da far apparire gli organi di giustizia nella disponibilità del capo, una dinamica che neanche i dittatori più spregiudicati hanno affermato in modo così esplicito) e i freddi dati. Così come è fuori da ogni suo discorso precedente una regolamentazione così stringente (e bassa) degli stipendi. Insomma, vengono mescolati concetti e quantitativi mai citati prima in modo libero e chiaramente in contraddizione tanto col buon senso quanto tra loro.
Punto terzo: il linguaggio del corpo, le modalità espressive. Grillo è un attore. Anzi: un attore migliore di così. Il video è teatrale, il suo volto eccessivamente accigliato – salvo poi una risata che sta per scappare – la pronuncia volontariamente sbagliata laddove finora il leader di M5S era sempre stato ben più chiaro. Non esiste una sola sigla detta comprensibilmente – sembra anzi che Grillo si diverta palesemente ad affastellare uno dopo l’altro termini, zip, war, arg, anon, ai limiti dell’onomatopea, o del futurismo – non esiste nessun dato citato in modo compiuto, non esiste nessun concetto che non si dissolva in un altro, o in puntini di sospensione. Anche il diteggio sul touch è grossolano e casuale in modo esplicito, così come è contrario a ogni suo precedente intervento il finale “aperto”, con la dissolvenza a coprire proprio il dato cruciale. Una cosa che pare fare il verso ai MacGuffin cinematografici.
Documentazioni su un possibile sistema quale quello citato da Grillo esistono, ad esempio qui http://f.cl.ly/items/2R1R0B3H081Z3F231X0I/svg.pdf .
Chi di voi capisce l’inglese, o mastica questo genere di argomenti, comprenderà che l’articolo (che non si trova in nessuna pubblicazione accademica), è in realtà una balla (forse un fake vero e proprio). Creato, forse, con questo geniale strumento:http://pdos.csail.mit.edu/scigen/ , ovvero un “generatore casuale di articoli”. Plausibilmente, generato DOPO il video di Grillo.
A questo punto, resta da chiedersi dove sia la chiave di decifrazione della satira, che siamo di solito abituati (ad esempio in quella televisiva, o letteraria) a trovare nel contesto (i.e.: la trasmissione), o in qualche altro segnale attoriale, o nel plateale smascheramento a fine esibizione. Ecco, in questo caso, e qui scatta il dubbio, non c’è un interlocutore diretto (il pubblico della trasmissione che sceglie la comunicazione satirica), così come non c’è un disvelamento chiaro. Mai. La cosa sembra quindi far pensare che di satira non si tratti. Ma si dimentica che siamo sul web, e quest’ultimo ha generato, negli anni, i suoi codici linguistici specifici. Come il noto “trolling”. Un troll non svela mai se stesso, nel commettere il suo atto di “cortocircuitazione” satirica della comunicazione. Il trolling si basa proprio sull’indecidibilità ultima della sua natura. E il focus satirico non è più il contenuto in sé del messaggio, ma il linguaggio stesso. Il troll, nel compiere il suo atto, ha sempre un solo obiettivo: quello di mettere in crisi la comunicazione, satireggiare quindi il mezzo e le sue dinamiche.
Ecco, Grillo ha fatto esattamente questo. Poi, e questo è discorso diverso, possiamo chiederci se sia giusto farlo a questi livelli, e se sia responsabile dalla sua posizione. La mia risposta è un secco “no”. Ma resta un esperimento (le cui conclusioni, peraltro, contraddirebbero proprio le tesi di Grillo sull’attendibilità del mezzo telematico in termini di democrazia) di metalinguaggio dedicato al web assolutamente geniale.
Certo, e concludo, se il video fosse serio, se la volontà fosse quella di (dis)informare circa un progetto politico programmaticamente in corso, allora la faccenda, oltre che grottesca (e qui bene lo spiega Francesco Lanza http://www.francescolanza.net/grillo-e-il-software-misterioso-antani) sarebbe drammaticamente pericolosa.
NOTA ALLA LETTURA: poiché credo fermamente che il punto di vista di chi scrive aiuti a crearsi un contesto e quindi a comprendere i contenuti di un testo, mi dichiaro: non sono un sostenitore del M5S, sono anzi piuttosto critico nei confronti della new sensation della politica italiana. Non condivido, peraltro con fermezza, molti dei tratti cruciali di M5S, quali ottusità istituzionale, incoerenza tra dichiarazioni di orizzontalità e struttura operativa eminentemente verticale, idea sballata dell’onestà come crisma principe e assoluto della selezione di una classe dirigente, difesa del non-professionismo politico, retorica livorosa e fascistoide, eterogeneità delle anime ideologiche (quando non plateale anti-ideologismo), machtpolitik chiara e ricattatoria, fiducia in un approccio superficiale e poco critico all’informazione (in primis quella web) confusione tra casta, partiti ed elettorato, ma soprattutto l’idea (imho) antistorica e totalmente demenziale di democrazia diretta, referendaria o, ancora peggio, telematica.
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Potrei, visto il titolo, cominciare questo post con delle parentesi piazzate a caso. Il contenuto aulicosolenne, tuttavia, mi porta a desistere: è da oggi disponibile per il download “Spirito Artificiale – scritti in versi di Diego K. Pierini”, un agile libello di circa cinquanta pagine che ospita una serie di scritti poetici (o, come più semplicemente recita il titolo, in versi) attraversati in gran parte dallo stesso fil rouge d’inquietudine postmoderna che anima “SubLimen” e “Speculum”. Con una nuova, splendida copertina firmata da Vittorio Bonapace.
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