“Una bella storia, perché il videogame è un oggetto bello” – intervista per Retrogaming Planet

“Una bella storia, perché il videogame è un oggetto bello” – intervista per Retrogaming Planet

Volevo parlare di cupcakes ma la mia cucina è bruciata circa un biennio fa mentre preparavo dei semplici toast. Non sono uno storico, né un accademico, né un informatico, né un ex giornalista videoludico. Diciamocelo: che motivo ci sarebbe per stare a sentire il barboso sproloquio su Galaga eruttato da, che so, il cantante di un gruppo post-hardcore? Sarebbe un po’ come (Maccio Capatonda docet) mettersi a leggere le recensioni di cinema pubblicate su Quattroruote. 
Allora mi sono chiesto: evito di scriverne o trovo una chiave diversa? Siccome sono sadico, ho optato per la seconda e non vi ho risparmiato una nuova fatica letteraria, scegliendo di raccontare il mondo dei videogiochi in modo non lineare, attraverso ricordi, impressioni, focalizzandomi non tanto – o non solo – sul videogame, quanto sul videogamer. Più che dell’oggetto videogioco, il libro parla del sentimento videogioco. Al centro c’è la prospettiva emozionale.
E al centro di questa, il cazzeggio spinto, perché non sono una persona seria.

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