E se il caso Aquarius fosse l’unica volta in cui Salvini ha fatto qualcosa di sensato?

E se il caso Aquarius fosse l’unica volta in cui Salvini ha fatto qualcosa di sensato?

Aquarius.
Per me è sempre stata una canzone. Al massimo una bibita chimica totalmente inutile.
Da qualche giorno, invece, Aquarius significa solo una cosa.
E cioè lo scontro finale xenofobi analfabeti VS finti buonisti (che poi che minchia vorrà dire, “finti buonisti”, ancora non me lo spiego).
Un inno al confronto costruttivo.
Da una parte tutti poveri cretini, pure i Nobel, dall’altra tutti esterofili hippie radical chic, pure quelli che si spaccano la schiena da mezzo secolo aiutando gli ultimi nei luoghi più allarmanti del paese – che, per inciso, brulicano di cittadini italiani.

L’analisi politica, quella vera, fatta di complessità, sfumature, visioni d’insieme, si sa, è un articolo in ribasso, oggidì.
Bastano qualche strillo, un paio di cartelloni televisivi, fake news, #erenzicheffà, accuse di analfabetismo funzionale, la chiamata alla responsabilità civile contro la resurrezione del fascismo: l’agorà politica, specie quella del webbe, è fatta.
Sia chiaro: tutto questo esiste, in taluni casi rappresenta pure un problema ponderoso. Ma fare il disco rotto strillandosi addosso ambo lati col megafono, impressione mia, non funziona granché.
Cioè, per esempio: ripetere come un mantra che Salvini e un turpe buzzurro xenofobo a un certo punto diventa rumore di fondo, in taluni provoca anche una lieve, stucchevole sensazione di pienezza gastrointestinale.
Anche perché Salvini è un turpe buzzurro xenofobo.
Repetita iuvant ma anche basta.

 

 

Ma, dicevamo, Aquarius.
La storia è nota, seicento e più migranti a bordo, Salvini che la respinge, #chiudiamoiporti (che poi non è accaduto, né può accadere, ad oggi), il governo spagnolo che concede l’attracco a Valencia, carte sparigliate e polemiche internazionali che coinvolgono un po’ tutti, dal farisaico Macron che dà lezioni di umanesimo agli innominabili leader di certi governi revanscisti che ci tendono la mano in segno di cameratesca amicizia.

Qui nel Belpaese, le squadre si schierano subito: da un lato si tira in ballo il Vangelo, si fa perno sul (facile) sentimento della solidarietà universale, #restiamoumani e molta altra grande bellezza – concetti che però con la categoria del politico hanno solo lateralmente a che fare.
Dall’altro, oltre alle generiche e stucchevoli tirate sull’aiutarli a casa loro e sul popolo che ha fame (mentre in realtà continuiamo a essere tra quel 10% del mondo che la crisi vera manco ha idea di cosa sia), quasi tutte le argomentazioni finiscono per collassare su un meme.
Questo:

E si sa, se lo dice un meme, come dubitarne? Chissenefrega poi se Minniti era stato oggetto di una levata di scudi siderale, se il renzianissimo PD cui notoriamente tutti dicono OK guarda caso ha perso la metà del suo elettorato, gran parte a causa del suo ostinarsi a non dire cose di sinistra.

Ma va bene, so’ ragazzi.

Il punto cardine di tutta la vicenda è che la vera colpa di Salvini non è l’affare Aquarius. 
Decontestualizzato (segnatevi questa parola), il gesto del Ministro degli Interni ha un senso.
Discutibile, in termini ideologici, ma ha un senso.
Forse anche una giustificazione. Ed è questo che affermano i (molti, oltre i limiti dell’elettorato) difensori del leader leghista.

Andiamo con ordine.

  1. Chiudere i porti è un atto orribile. Ma questo non basta.
    Vero, eh, orribile lo è sul serio. Sbattere le porte in faccia a un debole è gesto miserevole, privo di qualsivoglia spirito di solidarietà. Ciò però dipende anche e soprattutto dal sistema sociopolitico (e socioeconomico) in cui esso viene compiuto. Nel sistema corrente – che ahimè non è regolato da principi di libera circolazione, è strutturato su confini, rapporti finanziari e militari, ecc. – si tratta di un orrore assoluto, ma di un plausibile relativo. Chiudere le porte è un gesto marcatamente politico non disomogeneo rispetto al mondo in cui viviamo. Anzi.
    E attenzione: sgombro il campo da un dubbio, si tratta di un sistema che non condivido. Anzi: che odio visceralmente. Ma prima di poter considerare il giudizio morale assoluto coincidente con quello relativo andrebbe scardinato quel sistema. E infatti anche le nazioni faro della cultura democratica mondiale (che ogni tanto provano pure a esportarla coi missili, tanto sono faro) chiudono e respingono. Da sempre. Poi certo quando c’è la storia specifica, il caso mediatico, tutto cambia (la nave, coi suoi passeggeri, la difficoltà concreta e contingente). Ma c’era quel tizio coi baffi che diceva che la morte di uno è una tragedia… 
  2. Salvini è un politico scaltro, il suo è un gesto mirato.
    Vero: è un politico scaltro (che, qualcuno faceva notare, non è uguale a essere politico intelligente).
    Vero: il suo è un gesto mirato. A fare cosa?
    A coinvolgere gli altri paesi nella risoluzione collettiva di un problema inequivocabilmente grave. A spingere l’Europa ad agire. 
    Che uno sia di sinistra o di destra, non si può dire che questi non siano obiettivi comunque positivi.
    E quindi bene, bravo, bis.
    C’è riuscito?
    , tuona il popolo gialloverde: non avete visto la Spagna, che poltriva lì tra tapas e Cristiano Ronaldo, come si è subito trovata costretta a muovere le chiappe? Ben fatto, Matteo, tu sì che sai come farti sentire.
    Col cavolo, replicano i molti oppositori: si è semplicemente trattato di un gesto di grande umanità da parte di un neopremier (di sinistra) convinto di dover comunque agire di fronte alla tragedia umana che si stava consumando.
    Chi ha ragione? Non conta. In termini politici, lo decide la storia. Entrambe le letture sono legittime perché sostanzialmente arbitrarie. Il senno di poi (forse, perché manco la storiografia è una scienza esatta) ci dirà di più.
  3. Non si usano le vite umane a scopo politico.
    Purtroppo, invece, sì.
    Ogni decisione di ampio raggio coinvolge, al massimo grado, le esistenze della gente, anche in senso strumentale, se questo significa ottenere come obiettivo un differenziale largamente positivo.
    Un esempio? Tutte le grandi rivoluzioni.
    Che hanno largamente usato le vite a scopo politico – insomma, la differenza la fanno gli obiettivi (segnatevi pure questa parola qui).
    Ciò detto, Salvini è furbo (again) e sapeva benissimo che l’Aquarius non è un gommone, che c’erano a disposizione strumentazioni di buon livello, che c’erano squadre di supporto pronte a scongiurare tragedie imminenti. Insomma: si è buttato, ma con un ottimo paracadute. E quindi anche l’orrore della frase in oggetto viene un po’ meno.
    Semmai, è utile puntualizzare una cosa (annotata da alcuni lettori, che ringrazio), per capire il grado di scaltrezza di Salvini: sull’Aquarius i migranti li ha caricati la Guardia Costiera italiana. Cambia forse poco, sul piano politico, perché rientra nella strategia: impossibile respingere un gommone, pena una shitstorm epocale, più sicuro, moralmente, accompagnarli all’uscita una volta che sono stati affidati a un battello attrezzato. Certo, peccato poi Salvini scelga di omettere questo aspetto, nei suoi interventi, cercando così di mantenere intatta, a puro scopo propagandistico, la vulgata secondo cui navi come l’Aquarius sarebbero dei taxi del mare.
    Ma di certo non vorremo forse chiedergli onestà intellettuale. 
  4. Voleva farlo pure Minniti!!1!!!1!11!
    Suona un po’ tipo e le foibe?
    Solo che è vero (e infatti gli è arrivata un po’ una tempesta di merda addosso, ma questo l’abbiamo già detto: mica si può pretendere che l’italiano medio abbia memoria).
    Sì, la chiusura si è discussa a più riprese. Negli anni novanta s’è pure messa in pratica, a un certo punto.
    Insomma Salvini mica è il primo.

Ma allora hanno ragione loro, mica ‘sti finti buonisti (aggiungiamo boldriniani che fa sempre scena).
Ma allora dove sta la colpa di Salvini?
EH? DOVE STA, DI GRAZIA?

Sta in tutto il resto.
Esatto: Salvini avrebbe avuto una ragionevole libertà di compiere un gesto del genere se non avesse fatto niente di quello che ha fatto finora (cioè circa un decennio di strepiti beceri e grossolani contro tutti gli altri).
Ogni gesto assume un significato all’interno di un contesto (vi eravate segnati la parola?).  Cioè se un pugno te lo dà Gandhi oppure Spada (Minniti non è il primo, Salvini non è il secondo, è un esempio iperbolico) cambia non poco.
E il contesto (e la cultura) costruito da Salvini – progettuale, programmatico, lessicale, propagandistico – rende semplicemente demenziale l’atto politico in sé.
Per due ragioni, una conseguente all’altra.
Salvini non è un fautore del dialogo interculturale, non è un sostenitore della solidarietà internazionale che, giunto di fronte alla sordità dei biechi conservatori nazionalisti, con un azzardo strategico (peraltro, come detto sopra, condotto in situazione controllata), uno schiaffo, decide di dare una sveglia alla comunità continentale.

Salvini è uno che ha costruito la sua intera narrazione politica sulla respinta del migrante.
Salvini è uno che ha costruito il suo progetto di società su una stramaledetta #ruspa.

Per uno che richiama il consenso sul disegno di un mondo fatto di porte sbarrate, di gente spedita a calci a casa, un porto chiuso non è un colpo all’establishment: è una prima pietra gettata alla base di un edificio senza ingressi né uscite.

E questo implica (eccola, la seconda ragione) che la spinta non la si dà alle forze democratiche affinché escano dal proprio errore e si facciano carico delle vite di questi milioni di sventurati, bensì, in direzione opposta, ai regimi ottusi che hanno deciso di rinchiudersi nei loro territori e strafottersene del resto del pianeta (chi ha detto Orban?). Che ovviamente si sentiranno titolati a perseguire, internamente all’Europa, lo stesso progetto nazionale che il buon Matteo ha concretamente iniziato a costruire qualche giorno fa.
Cioè esattamente l’opposto algebrico di quanto tutti i difensori di Salvini sostengono sventolando l’argomentazione che leggete al punto 2.

Un bel cazzo di boomerang, no, Matteo?

 

PS: In nessun modo questo articolo sostiene che respingere l’Aquarius sia stato giusto, ma solo che abbia, plausibilmente, un senso politico.

2 Replies to “E se il caso Aquarius fosse l’unica volta in cui Salvini ha fatto qualcosa di sensato?”

  1. è una bella analisi

    soprattutto, Salvini ha agito in maniera piratesca perché, sulla Aquarius, quei migranti sono stati trasbordati per la maggior parte da navi italiane, soprattutto della Guardia Costiera, sotto la supervisione italiana, salvo poi andare in televisione a dire che, essendo la nave straniera, “se li portino a casa loro”

  2. Giustissimo, Enrico. Questo fa parte della sua strategia comunicativa – rientra, insomma, nel novero del ‘contesto’ che ha creato. Ma era giusto puntualizzarlo e inserirò nell’articolo la nota. Grazie.

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