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Il virus come via crucis

Il virus come via crucis

Comunque la si pensi nel concreto su isolamento, diritti, misure restrittive e quant’altro, c’è una cosa che comincia realmente a infastidirmi ed è il mix di stucchevole retorica e strisciante autocompiacimento del sacrificio che vedo ormai esplodere in ogni dove.

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Facebook VS CasaPound

Facebook VS CasaPound

Mi sono preso qualche giorno di riflessione, prima di scriverne, ma provo a dire brevemente (!) la mia.
Come al solito non richiesta.

La mia prima reazione, alla notizia della chiusura di un immane numero di pagine & profili legati a CP e a molti altri simboli dell’estrema destra italiana e non solo, è stata più o meno un poderoso “IN YOUR FACE!”, seguito da un ghigno malefico.

Poi mi sono seduto in poltrona, soddisfatto, ché non dovevo più vedere certi brutti musi citati qui e là sul mio feed.

Lì, in poltrona, pian piano la mia tronfia soddisfazione, però, è scemata.
Cioè, non tanto per il fatto che ‘sti figuri si prendano una lezione, perché con certe bestialità che vomitano meriterebbero di peggio.

Ma perché a me che un soggetto gigantesco e comunque privato come Facebook decida improvvisamente di eliminare completamente senza appello un mare di gente sulla base analisi e valutazioni arbitrarie e delle quali la sola conclusione è peraltro pubblica, un po’ mi inquieta.
Un po’ tanto, a dire il vero.
Oggi silenzia CasaPound, domani magari i post-comunisti. Dopodomani, chissà, vai a vedere come cambia l’opinione pubblica di massa, gli abortisti – chi stabilisce, a livello MONDIALE, che proporre l’uccisione di un feto non equivalga a promuovere la violenza? – e mi limito a esempi banali.
Senza contare che qui non stiamo parlando di segnalazioni e/o cancellazioni di post specifici con relativa sospensione degli account. Stiamo parlando di una rimozione metodica, sistemica.

In molti hanno fatto presente che Facebook è una piattaforma privata, che ha delle policy specifiche e può autonomamente decidere chi accettare al suo interno, per giustificare il fatto.
Il che è vero, e infatti non mi sogno di dire che Facebook NON POSSA farlo.
Che possa farlo è lapalissiano, anche perché… lo ha fatto.

Altra questione è valutare il valore, ma soprattutto le possibili implicazioni, del gesto.
Facebook ha preso una posizione, direte voi.
Bene.
Ma anche no.
Il fatto che un contenitore mondiale, gestito da privati e che usa, computa, manipola dati, informazioni e quindi opinioni a livello sovranazionale prenda una posizione, assuma un orientamento, non è valutabile con gli strumenti classici del banale “pubblico/privato”. Lo è forse sul piano del diritto odierno (e non è manco del tutto vero), che oltretutto cambia di nazione in nazione, ma non è che la valutazione delle cose si limiti al ‘diritto’.
Specie quando si tratta di etica, o ancor più politica.
Io vorrei che i fascisti non esistessero.
Ma sono comunque piuttosto terrorizzato da all’idea che un pachiderma del genere assuma posizioni politiche.

E qui, in linea di massima, mi direte: “Ma CP non fa politica, è fascista e quindi illegale”.
Cioè, questa gentaglia (che per me resta gentaglia) va contro la Costituzione.

La Costituzione, la legge Scelba.
Le dimentichiamo spesso.
Ed è vero, la legge italiana vieta la ricostituzione del partito fascista e un bel po’ di altre condotte apologetiche.

Però CasaPound si presenta alle elezioni.
Si tratta, allo stato attuale, secondo la legge italiana, di un’organizzazione politica legittima.
Vorrei, personalmente, non fosse così.
Ma lo è.

Quindi mi chiedo un po’ che senso abbia citare l’incostituzionalità di un’organizzazione a sostegno della scelta operata da un soggetto privato.
Pur lieto del silenzio, lo ripeto, di gente tipo Di Stefano e dei suoi consiglieri sparsi per le varie amministrazioni (cariche pubbliche), se DAVVERO il punto fosse che Facebook ha esercitato di fatto una funzione di esecutore della legge italiana, laddove organismi ufficiali hanno fatto una scelta opposta, un po’ di problemi me li porrei.
Cioè, è Facebook che deve occuparsi di ‘far rispettare le nostre leggi’?
Anche in antitesi rispetto all’attuale posizione di chi è in carica in tal senso?
Non si tratta di uno scavalcamento, di una sostituzione di ruoli quantomeno pericolosa?
Specie da parte di un soggetto che – come detto prima – ha ‘preso posizione’ (e lo ribadisco ancora: posizione che è anche la mia)?

Facebook non è un circolo, un’associazione culturale.
Non è neanche un giornale, cui si può chiedere di fare scelte editoriali di stampo etico.
Non dovrebbe neanche essere gendarme al di là della pura (e certificata) illegalità delle condotte.

Mi sono alzato dalla poltrona un po’ più triste.
In fondo, penso, mi piacerebbe molto poter semplicemente godere della roboante lezione impartita al mio avversario.

#Commodore64Day – il 7 aprile, a Milano!

#Commodore64Day – il 7 aprile, a Milano!

Vi avevo anticipato bolliva in pentola qualcosa di importante, ci stavo lavorando insieme a Emanuele Martorelli, indirettore di Starmale Redazione. Mensile di Cose Brutte, Malessere e Disagi
Ora ci siamo.

Il #Commodore64 è la scintilla per una giornata di intrattenimento, musica, performance, installazioni.
In una parola, #creatività.

Immagineremo il futuro, giocando col passato.
Insieme a un vero parterre de roi di ospiti, tra musicisti, scrittori, giornalisti, coder, fumettisti e molto altro.

Mollate tutto quello che state facendo – combattere la fame nel mondo, salvare delle vite, preparare tortellini o allenarvi col curling – e venite.

#Commodore64Day. Alla Santeria Social Club. Sabato 7 aprile.

#viteinfinite #starmale Starmale. Mensile di cose brutte, malesseri e disagi (fanpage).

E ora leviamo il governo dagli amici?

E ora leviamo il governo dagli amici?

Sì, è vero, questi bifolchi ignoranti arrivano qua e ci rubano il governo.
Cacciamoli, o alziamo un muro per tenerli fuori.
Chiudiamoli nei confini delle loro città e aiutiamoli a casa loro.
Tiriamogli delle banane quando aprono bocca.
Ricorda nulla?

Ecco: non funziona mai.

Mi spiego.
Posto che si è verificato il peggior scenario possibile, e che la mia preoccupazione è seria, profonda, lo dico chiaro: basta con questa storia del “sono cretini”, “sono analfabeti di ritorno”, “sono tutti fascisti”, “se gli stupidi non potessero votare allora”.
“Sono”.
CI sono.

Basta con la perpetua e assiomatica attribuzione del fallimento all’altrui inadeguatezza.
La colpa è di LeU, dei transfughi, della gente che non sa ascoltare, dei comunisti, dei fascisti – che, guarda un po’, questa colossale minaccia, in termini elettorali, proprio non erano, a dimostrazione del fatto che a farli parlare gli si mette il guinzaglio, se siamo poi capaci di usare la legge, mentre quando la si butta sullo scontro di strada gli si dà forza.

“Se non la pensi come me levami dagli amici” funziona con le cerchie sociali personali, funziona su Facebook, funziona con le serate al pub e le cene in compagnia.
Non è, e per fortuna, uno strumento della politica, perché la misura dell’espulsione dell’avversario, facile e vile, è il peggiore dei desideri possibili – e francamente non vedo come si possa essere di sinistra e anche solo desiderare, per gioco, che gli “altri” spariscano dal gioco.
Non possiamo levare dagli amici la nazione in cui viviamo e, per inciso, abbiamo anche deciso di restare.

Senza contare che da campioni storici della pratica, forse potremmo rispolverarla, quella proverbiale autocritica che abbiamo reso pura e semplice facciata mediatica per una buona dozzina d’anni, dimenticando strada facendo che il cocktail tra ideologia annacquata, sacrificata sull’altare del (labile) consenso, dirigismo e incapacità di comunicare vanifica anche tutto quanto di buono fatto.

Provare a ghettizzare a cicli concentrici rovescia i rapporti ed estromette proprio noi, anche perché saranno pur stupidi, ma hanno diritto a esistere e non c’è alcun essere trascendente che abbia consegnato a noi migliori le chiavi del mondo.

Nessuno è illuminato abbastanza.
“Gli altri” saranno sempre tantissimi.

#metoo

#metoo

Finché avremo un mondo di subordinati, nessuno potrà essere salvo dalla minaccia, dalla molestia, dall’aggressione.

E quindi dobbiamo lavorare su due fronti: su quello squisitamente sessuale ma anche, o soprattutto, sulla cultura del potere come unico valore assoluto della nostra società – aspetti intrecciati da secoli.

Perché la necessità è una formidabile leva di manipolazione e non è un concetto assoluto, ma relativo alla nostra organizzazione sociale.

Perché la subordinazione altrui è la base dell’impunità.

Ma soprattutto perché se esiste un parametro assoluto e (tragicamente) legittimato, per assegnare a due esseri umani posizioni in dislivello, significa che all’individuo viene assegnato un valore.
Ed è lì che la persona si trasforma in cosa.
Le cose si usano, ma soprattutto si comprano.
Le cose, anche quando non sono in vendita (e tanti si chiedono perché non lo siano, in fondo), si arraffano.
Si rubano.
Si rompono.

E non esistono risarcimenti.
Perché quando sono rotte, magicamente, si ritrasformano, da cose, in persone.
Rotte.